venerdì 3 gennaio 2014

DMC - RECENSIONE


Odio iniziare una recensione con una nozione banale, però sembra che a volte certi concetti meritino di venire ribaditi visto che la gente, a prescindere dal tempo in cui ha iniziato a giocare, ha la tendenza a cadere nel tranello di giudicare un determinato titolo in base a preconcetti, nati magari da un cattivo uso del marketing.


Avere dei pregiudizi nei confronti del rebot di Devil may cry purtroppo è stato fin troppo facile, in parte perché Capcom in questa generazione ha deluso sempre più i propri fan, sfornando seguiti mediocri dei brand che l'hanno resa celebre (Resident evil, ma anche l'atroce Bionic commando) e in parte perché molti hanno visto l'assegnazione di un brand importante come Devil may cry ai Ninja theory come un segno di debolezza di una Capcom che rappresenta sempre più il declino delle software house giapponesi.

Dal canto loro Ninja theory non ha risparmiato questo rebot di cattiva pubblicità a cominciare dal fatto che l'ispirazione per il volto del nuovo Dante sembra provenire niente poco di meno che dal boss del progetto, Tameem Antoniades.


Difficile fare i salti di gioia dopo aver saputo com'è nata  l'idea per il volto del nuovo Dante.

Dopo l'uscita del gioco provai la demo che tuttavia sul momento non mi attirò più di tanto, tuttavia sapevo che i Ninja theory erano maestri nello scrivere trame e creare personaggi accattivanti(be, il più delle volte)quindi mi promisi si dare una chance a "Dmc"a tempo debito.

Col senno di poi, mi sono reso conto di avere fatto bene.

Ho finito Devil may cry ieri sera, e posso dire che questo rifacimento della celebre saga Capcom è un piccolo gioiello, non mancano le imperfezioni tuttavia se siete tra coloro che hanno snobbato Dmc giudicandolo male solo per il nuovo design di Dante, be.. sappiate che vi state perdendo un gran gioco.



TRAMA

In questo nuovo inizio Dante e Vergil non sono metà umani e metà demoni come nei capitoli precedenti bensì dei nefilim, ossia il frutto dell'amore tra un demone (Sparda) e un angelo (Eva).
La loro unione proibita ha dato vita a due gemelli, "nefilm" per l'appunto, una nuova specie che sembra essere dotata di maggiore potere rispetto le razze da cui essi discendono.

Il potere che i due gemelli detengono è tale da mettere a repentaglio il regno di Mundus, re dei demoni che decide quindi di uccidere Eva e di dannare per l'eternità Sparda, perdendo però traccia della progenie di Sparda che crescerà separata in un mondo dove la loro diversità li renderà degli emarginati.
Dante infatti troverà un po' di conforto nel combattimento e nella vita "brava", Vergil invece cresce isolandosi dal mondo per rifugiarsi nell'informatica, spinto dalla ricerca di verità.



A fare da cornice ai fatti narrati in Dmc troviamo un mondo nettamente più cupo rispetto quello dei predecessori, dove Mundus, regna sull'umanità controllando le masse e l'informazione e celando l'esistenza dei demoni agli occhi degli umani.



Il gioco inizierà quando Mundus troverà Dante, sbattendolo nel limbo, un mondo che si sovrappone a quello umano.

La narrativa di Devil may cry non è mai stata degna di un premio oscar, tuttavia questo capitolo gode di una direzione artistica nettamente più marcata rispetto ai precedenti capitoli.
A tratti sembra che le vicende narrate in Dmc siano state scritte dalle trashissime mani degli scrittori di True blood con dialoghi che spesso strappano più di un sorriso, e sebbene il carattere irruento e impulsivo di Dante in un paio di occasioni mostrino il protagonista "antipatico"agli occhi dello spettatore, la sceneggiatura svolge egregiamente il suo dovere, ponendo la narrativa di Dmc qualche gradino sopra i suoi predecessori.

GAMEPLAY

La giocabilità di Devil may cry è buona, sicuramente migliore del lavoro che capcom fece con il quarto capitolo della serie, ma che potrebbe fare rimpiangere ad alcuni fan storici, il combact system del terzo capitolo.

Dante in questo capitolo ha a disposizione due artigli, uno demoniaco in grado di afferrare gli oggetti e i nemici e uno angelico che fornisce la funzione di rampino.
Stessa cosa dicasi delle armi, oltre alla Rebellion , l'arma che Sparda ha lasciato in eredità a Dante e che può essere richiamata telepaticamente, il giovane protagonista di Dmc ha a disposizione due armi angeliche, Osiris e Aquila, e due armi demoniache chiamate Arbiter e Eryx.

Il tutto è amalgamato al sistema di combattimento quanto all'esplorazione, e ciò rende il gameplay di Dmc complesso quanto basta con nemici che possono essere battuti sono dopo che sono stati privati dei loro rispettivi scudi o che possono subire danni solo da armi appartenente al loro allineamento, ossia demoniaco o angelico.





Altra carta a favore di Dmc è il level design, estremamente vario e mai ripetitivo che accompagna il giocatore nel corso dei venti livelli disponibili.


 TECNICA

 I Ninja theory non sono i programmatori migliori del mondo, questa è una cosa che sanno tutti coloro che anni fa giocarono ad Heavenly sword, gioco che mostrò tutti i limiti di Ninja theory nel creare motori grafici, ragione per la quale i giochi prodotti successivamente da ninja Theory, utilizzarono L'Unreal engine 3.

La grafica di Dmc è accattivante, tuttavia l'engine soffre di qualche scatto di troppo il che ovviamente penalizza il gameplay.


GIUDIZIO

Dmc è un reboot molto interessante che ridato vita al franchise Capcom dopo un quarto capitolo non proprio esaltante.

I personaggi accattivanti e storia ben scritta sono due delle frecce presenti nella faretra di Dmc, oltre al gameplay che ha avuto una rinfrescata.
La mancanza di un"lock on"manuale potrebbe creare qualche problema, ma per il resto Dmc per me rappresenta un evoluzione della serie.

Consiglio Dmc a tutti gli appassionati del genere action.
Tra l'altro in questi giorni è possibile scaricare questa perla gratis grazie agli Istant game del Ps plus.

VOTO:8







lunedì 2 dicembre 2013

Playstation 4 - Commenti a caldo

Di norma sono abbastanza restio all'idea di prendere una console al day one.
I motivi sono tanti a partire dal prezzo alto fino alla quasi assenza di giochi, per non parlare della paura che i primi esemplari di hardware siano poco affidabili.

L'adulto che è in me era contrario, ma il bambino non ha potuto fare a meno di farsi prendere dall'hype.

Ora, secondo voi, quale lato del mio carattere poteva prevalere?

E così forte di una promozione Gs che permetteva la valutazione di tre giochi usati a 150€, giorno 29 novembre mi sono trovato alle 08:30 davanti il GameStop della mia città assieme ad altri due amici per accaparrarmi la nuova bestiolina Sony che avevo prenotato a Giugno, pochi giorni dopo l'E3.


Sarò sincero, nei mesi scorsi ne ho sentite di tutti i colori, a partire da Ps4 americane che si rompevano non appena fuori dalla scatola, con tanto di operai cinesi sottopagati che hanno rivendicato una sorta di vendetta contro la Foxxcon, sabotando le Ps4 e comunicando tramite un messaggio apparso sul web che le Playstation 4 costruite da loro si sarebbero accese a malapena.

Il tanto chiacchierato comunicato Foxxcon


Che sia vero o meno, sta di fatto che oggi come oggi con l'eco di internet e dei vari social network, chiunque abbia un apparecchio appena acquistato può urlare il proprio dissenso verso Sony o chi di dovere.

Dal canto suo, Sony si è difesa dicendo che il numero di Ps4 difettose era del 0,4%, percentuale salita dopo pochi giorni dal day one statunitense (15 Novembre) all'1%, e calcoli alla mano c'è da dire che se questa percentuale è corretta, su un MILIONE di Ps4 distribuite sul suolo americano, ben 10.000 mostrano il canonico led blu fisso, segnale emesso dalla nuova ammiraglia Sony in caso di malfunzionamenti.

Io non so cosa ci sia di vero, ma sta di fatto che in vita mia non ho mai fatto tanti scongiuri quanti ne ho fatti Venerdì mattina, mentre installavo Ps4 e scaricavo(piuttosto velocemente a dire il vero)il firmware 1.5.1 di Ps4.

Mentre installavo pregavo che non crashasse tutto da un momento all'altro.
Per fortuna è andata bene.




A installazione terminata mi sono reso conto che fasciarmi la testa prima del tempo si è dimostrato futile visto che alla prova dei fatti Ps4 si sta dimostrando una console robusta e affidabile.
Playstation dynamic menù





Mi ha stupito molto la PDM, nome che Sony ha dato alla sostituta della tanto amata/odiata XBM.

La nuova interfaccia Sony si dimostra assolutamente veloce e fluida, oltre che praticamente onnipresente in game, in quanto con la pressione del tasto PS è possibile richiamarla senza caricamenti o interruzioni, mentre premendo nuovamente lo stesso tasto si torna al gioco o all'ultima applicazione aperta, il che rende il tutto estremamente comodo e fruibile.

E a proposito di passi avanti, le installazioni dei giochi sono diventate praticamente invisibili in quanto vengono eseguite da Ps4 mentre si gioca o si fa altro, notizia che rallegrerà tutti i vecchi possessori di Ps3 che non ne potevano più delle OPPRIMENTI installazioni.

IL DUAL SHOCK 4




Era ora di cambiare e Sony questo lo sapeva, anche perché se nel 98' il primissimo modello di DS rappresentava l'apice dei controller, col passare degli anni la concorrenza ha proposto svariate alternative che generazione dopo generazione hanno superato in ergonomia il classico controller Playstation.

Sono felice che Sony abbia preso atto della cosa e sebbene il Dual shock 4 proponga le classiche levette parallele, il resto del pad è stato ridisegnato.

Personalmente lo trovo ottimo, e trovo piacevole sia il led colorato che la cassa integrata, sfruttata più che bene da quella perla di Resogun.

Il touch pad l'ho usato con Killzone che frutta tale componente per il controllo del drone.


DESIGN


Come ho già accennato nella didascalia, messa in orizzontale Ps4 appare affascinante quanto una balena spiaggiata.

Tuttavia messa in verticale le cose migliorano parecchio e sebbene non riesca a trovarla bellissima, assume un fascino da "rocca nera"alla quale una volta fatto l'occhio mi piace sempre più.

La mia nuova bestiolina con la vertical stand.Come diceva una volta un mio amico"non sono bello, ma sono affascinante".


A completare il tutto c'è il led laterale che assume la forma di una linea che cambia colore in base all'utilizzo della console, ossia blu all'avvio, bianca mentre si utilizza la console normalmente e arancione quando la console è in stan by.

La modalità stand by.

Quasi dimenticavo.
Fa quasi tenerezza parlare di questa modalità come una novità assoluta riguardo le home console Sony, sopratutto quando la concorrenza carica i pad e scarica i giochi a console spenta da anni, ma suppongo che sia meglio tardi che mai.

Ps4 può essere impostata in questa modalità in modo che la console installi i giochi, scarichi gli aggiornamenti e ricarichi i joypad, mentre la led bar della console si colora di un piacevolissimo arancione.

Il tasto SHARE


E' l'era dei social network e delle condivisioni, questo si sa.

Sony con la nuova generazione ha deciso di cavalcare l'onda, mettendo a disposizione degli utenti il tasto "Share".

La funzione di questo nuovo tasto è quella di permettere agli utenti di scattare foto in game dei propri giochi (ma volendo anche schermate della Playstation dynamic menù) e di condividerle su Faceboock e Twitter.

Un click del tasto share scatta un istantanea, mentre una doppia pressione serve a registrare un filmato con durata massima di quindici minuti, il tutto per la gloria di immortalare i propri record e condividerli con gli amici.

Tirando le somme

Ps4 per il momento si sta dimostrando una console con del buon potenziale.
Sony sembra abbia imparato dagli errori passati e ha dotato la propria ammiraglia di un quantitativo più che sufficiente di ram (8) che sembra venire essere sfruttata a dovere.

Peccato solo che manchino i giochi.

-_-''


venerdì 15 novembre 2013

Orfani - Recensione # 2 - Benvenuti alla fiera del superfluo



Autore:Roberto Recchioni

Disegni:Alessandro Bignamini

Sergio Bonelli editore

Pagine:98 

Prezzo:4,50 €


Si chiude il cerchio, almeno per me, di Orfani.

Ho appena portato a termine la lettura del numero 2, preso con la speranza di rivedere il mio punto 

di vista su un primo numero che mi aveva convinto poco e niente.

Direi che questo secondo numero fallisce miseramente nell'intento di convincermi della bontà della 

nuova serie Bonelli, tant'è che ho rimpianto i 4,50 € spesi per portarmi a casa il secondo volume.



I disegni, questa volta di Alessandro Bignamini, tornano ad essere l'unico punto a favore di Orfani, mentre i dialoghi 

dimostrano 

ancora una volta di essere profondi come un piano da lavoro.

Orfani # 2 riesce ad essere perfino più povero del suo predecessore, in quanto in questo secondo 

numero accadono ben pochi avvenimenti interessanti, sempre ammesso che si riesca a trovare 

interessante una love story tra Spartan, scusate volevo dire, Orfani.


Per il resto, vi risparmio un riassunto della trama, dal momento che gli avvenimenti quanto i testi 

raccontano ben poco.


Si, è decisamente ora di levarvi di mezzo.



giovedì 17 ottobre 2013

Orfani - Recensione #1 - Quando copiare diventa un arte


Autore:Roberto Recchioni

Disegni:Emiliano Mammuccari

Sergio Bonelli editore

Pagine:98 

Prezzo:4,50 €

La pubblicità ti frega, c'è poco da dire, complice anche il fatto di voler mettere da parte a tutti i costi i pregiudizi e di volere dare una chance ad una nuova serie che già dalla copertina lascia presagire un originalità degna del remake di Robocop.

E poi dici tra te e te che anche se in cuor tuo sai che Roberto Recchioni è uno scrittore sopravalutato, nonché emerito chiacchierone, vale comunque la pena dare una chance ad una nuova miniserie, perché ad un "numero 1" non si dice mai no.

Eccovi quindi due righe a caldo sul primo Numero di "Orfani".

Una cosa è certa, se testi e storia non mi hanno entusiasmato più di tanto, sui disegni invece c'è poco da ridire.
Mammuccari ha talento da vendere, e tralasciando il fatto che nelle note di apertura, la scelta di optare per un albo a colori venga celebrato come una sorta di evento(ma seriamente?)i disegni di Orfani sono davvero magnifici, in effetti forse sono l'unico aspetto positivo di questo primo numero.

Trama:

La storia si apre con un esplosione che spazza via mezza europa e un sesto della popolazione mondiale.
Tra i sopravvissuti ci sono molti bambini rimasti orfani, la quali vengono raccolti dall'esercito allo scopo farli diventare dei soldati, visto che dal punto di vista dei militari, dei bambini che hanno perso gli affetti a causa della guerra, sono i candidati ideali per divenire degli ottimi combattenti.

I bambini raccolti vengono quindi trasportati senza tante spiegazioni, a diversi chilometri dal campo, e lasciati da soli per metterli alla prova e verificare se da soli riescono a raggiungere il campo, il tutto mentre l'ideatrice del progetto"Orfani"monitora i movimenti dei bambini.

Una volta verificato che tali bambini sono in grado di orientarsi, a pochi chilometri dal campo i "geniali"supervisori dell'esercito decidono di testare ulteriormente le capacità combattive dei bambini, sguinzagliandogli contro un orso.

...

Successivamente scopriamo che l'esplosione che ha distrutto mezza europa, era stata generata da una razza aliena che per ragioni che non vengono spiegate, sembra sia ostile alla terra.

Passano gli anni, gli orfani protagonisti della storia, sono ormai diventati dei soldati adulti, e la terra è riuscita a mandare un astronave dall'aspetto vagamente simile alla "Pillar of autumn"di Halo.

Anche i mezzi terrestri e gli aerei di ricognizione ricordano quelli di Halo, così come le armature e i fucili, con tanto di indicatore dei colpi residui, visualizzato su un piccolo display.

Una volta scesi sul pianeta alieno da cui era partito il colpo, gli Orfani entrano in contatto con la loro nemesi, degli alieni con un aspetto simile a Robert Herman degli Xmen, il che rende Orfani un autentico "crossover del plagio".


Gli alieni, presenti in "Orfani".

Herman degli Xmen.


Un saggio disse una volta che ognuno trae la propria ispirazione dalla proprie muse, ma che comunque copiare è sbagliato.

Eccovi una carrellata di immagini comparative, giudicate pure voi stessi:




Il "pelican" di Halo.


La pillar of autumn made in china, presente in Orfani

"La pillar of autumn" di Halo
Un mezzo di terra di Orfani.

Il "wardog"di Halo.

Il team di Halo reach
I protagonisti di Orfani


Eccetera, eccetera, eccetera...

Ma la sceneggiatura?

Banale, scialba e priva di pathos, con un overdose di clichè tipici(ma d'altronde da chi ha copiato, cos'altro ci si potrebbe aspettare?) ma all'occorrenza buona se si è alla ricerca di un metodo per prendere sonno.


In conclusione il primo numero di Orfani si è rivelato banale, esattamente come mi aspettavo, ma ehi.. se non tocco con mano, non sono contento.
Ora sono contento -_-

Per il resto non mi rimane che invitare tutti gli scettici a provare almeno il primo numero e a giudicare da voi.
Per quel che mi riguarda, non credo che continuerò la serie.



sabato 28 settembre 2013

DYLAN DOG 325 - Recensione no spoiler



Titolo:Una nuova vita

Testi e disegni:Ambrosini

Incredibilmente Dylan Dog 325 è arrivato puntuale nella mia città Venerdì 27 Febbraio.

Il cambiamento non è necessariamente un male, ma è altrettanto preziosa la consapevolezza dei problemi che ci affliggono è alla Bonelli spero che capiscano che il male che affligge Dylan Dog da almeno un centinaio di numeri non è il fatto che personaggi e ambientazioni sono sempre gli stessi da ormai venticinque anni, bensì la qualità delle storie che mano a mano è andata calando, nonché un autocensura che francamente ho sempre trovato ridicola.

Dylan Dog 69, Caccia alle streghe.Numero che anni addietro fu dedicato alle vicende giudiziarie che afflissero la Bonelli a causa della impronta splatter che caratterizzava le storie di Dylan Dog un quarto di secolo fà.  

- E va bene che alla Bonelli hanno paura delle querele, ma a tutto c'è un limite -


Non so se il fondo Dylan Dog lo abbia toccato con i conigli zombie, ma di sicuro "La collina dei conigli" è un chiaro esempio di coma alla Bonelli abbiano barattato lo splatter con il buonismo da quattro soldi.
Dylan Dog 325 dovrebbe essere il primo albo dell'indacatore dell'incubo a segnare l'inizio della svolta, che tra dodici mesi esatti porterà al presunto cambiamento di Dylan.

Personalmente ho trovato "Una nuova vita" in linea con gli ultimi numeri di DYD, gli eventi narrati nell'albo li avrei potuti considerare interessanti se fossero stati correlati ad una sceneggiatura e a dei dialoghi degni di nota, elementi che tuttavia non riescono ad ergersi dalla mediocrità che ha attanagliato la maggior parte dei numeri di Dylan Dog, da quasi un decennio a questa parte.

Anche i disegni non mi hanno fatto impazzire e personalmente credo che nell'immediato futuro mi limiterò a comprare i numeri di Dylan Dog scritti dagli autori o autrici che sia che mi interessano.




mercoledì 17 luglio 2013

Pacific rim - Recensione no spoiler(come al solito, insomma...).


REGIA:GULLIERMO DEL TORO

SOGGETTO:DAVID BECKHAM

SCENEGGIATURA:GULLIERMO DEL TORO, DAVID BECKHAM


Si potrebbe dire che sono 33 anni che aspetto questo film.

Del Toro ha dato vita a quello che a conti fatti, è il sogno di molti ragazzini cresciuti negli anni 80 e 90 davanti la televisione, trastullandosi davanti agli anime robotici, in particolare quelli di Go Nagai.

Ma la domanda che a questo punto molti si faranno è.. Pacific Rim merita?

Si, ma con qualche riserva.


Il mecha design di Pacific Rim è pregevole.. i Jaeger trasmettono maestosità e il loro design è rozzo, scelta adatta ad una pellicola che a conti fatti è il capostipite di quella che probabilmente sarà, una lunga serie di film sui robottoni(perché se è successo con i supereroi, non vedo perché non dovrebbe accadere con i mecha).

Le scene d'azione sono adrenaliniche, sebbene spesso facciano a pugni con la logica e la fisica.

Nella realtà, basta sollevare una nave da un angolazione sbagliata per spezzarla, ma in Pacific rim si possono usare come clave.

Ovviamente il film è costellato di tanti piccoli riferimenti all'animazione giapponese, tant'è che molti non hanno esitato a definirlo un Evangelion senza pippe mentali.

Mmm.. eppure devo averlo visto da qualche altra parte.


Del Toro tra un effetto speciale e l'altro ha avuto il tempo perfino di scrivere una trama, che a mio avviso non riesce a tenere il passo con gli effetti speciali, generando molti tempi morti, in particolare durante la face centrale del film.

C'è da dire che comunque, molti di questi tempi morti sono dei veri e propri cliché dell'animazione giapponese, e francamente non si capisce se la trama e i dialoghi siano deboli per delle mancanze da parte degli sceneggiatori, o se si tratta di uno strano e, a mio avviso, poco riuscito omaggio agli anime robotici.


Design accattivante, personalità degna di una pianta grassa.
Durante il film i protagonisti hanno il compito di sgranellare le parti basse degli spettatori con i loro caxxi personali.


In un certo senso possiamo dire che giudicare male un film sui robottoni per via delle carenze della trama è un po' come stroncare un porno per la mancanza di dialoghi arguti.. alla fin fine la gente li guarda per le attrici e per l'azione :P

In conclusione:

Pacific Rim passerà alla storia come il primo kolossal sui robottoni.
Non è perfetto ma non si può fare a meno di amarlo, tuttavia va detto che se qualcuno si aspetta una trama anche lontanamente paragonabile a quella di Evangelion, rimarrà inevitabilmente deluso(ma questo lo si sapeva fin dall'inizio).

La parte centrale è il vero difetto del film, che aimè, un po' annoia, tuttavia le scene d'azione risollevano le sorti del film(e qui vorrei ben vedere).

VOTO:

6,5


giovedì 20 giugno 2013

Evangelion 3.33 Recensione NO SPOILER



Insomma, alla fine ci siamo, dopo tanta attesa, il terzo film di Evangelion è finalmente alle porte, ma ne varrà la pena?

Premetto che, come si può intuire dal nome che ho dato al blog, Neon genesis Evangelion è la mia serie preferita, con i suoi difetti e i suoi pregi, mi ha emozionato come mai nessuna serie animata era riuscita a fare prima.

Ho apprezzato moltissimo"Evangelion 1.11 You are(not)alone", che con le sue piccole differenze rispetto a quanto proposto in NGE, è riuscito in parte a migliorare l'opera originale.




Con "Evangelion You can(not)avance"le cose hanno iniziato a complicarsi, poiché il film ha iniziato a prendere decisamente le distanze dalla serie, optando spesso per scelte discutibili e premendo l'acceleratore sul fanservice.



Non posso dire di averlo detestato, ma sicuramente come fan di NGE non mi sono strappato i capelli.

"Evangelion 3.33 you can (not) Redo" si spinge ancora oltre quanto aveva fatto il predecessore e stravolge le carte in tavola... il problema della pellicola però non sono tanto le differenze con NGE(perché in fondo, nessuno voleva la stessa pappa)quanto il fatto che sia cambiato totalmente lo spirito, limitando quell'approfondimento psicologico che ho sempre amato nella serie, e premendo su elementi come lo yaoi, di cui francamente avrei fatto volentieri a meno.



TRAMA:

Il film inizia con una scena d'azione memorabile, in cui studio Khara fa sfoggio delle migliori tecniche d'animazione mai viste.
Dal punto di vista squisitamente visivo, questo film credo che rappresenterà per molto tempo uno dei metri di paragone dell'animazione giapponese.



Le unità 02 e 08 pilotate da Asuka e da Mari, sono impegnate nel recupero dell'Eva 01 dove all'interno si trovano Shinji Ikari e Ayanami Rei.




Terminata la scena Shinji si ritrova a bordo di una nave dove ritrova Misato, Ritsuko, Asuka e gran parte dei vecchi componenti della Nerv, che sembra che stiano ostili a Shinji, poiché lo ritengono responsabile della distruzione di Neo Tokyo III.

A Shinji viene presto applicato un collare esplosivo, da attivare in caso di emergenza, inoltre si scopre che sono passati quattordici anni dagli eventi del secondo film.

Si scopre che la nave è in grado di volare sfruttando l'unità 01 come propulsore, dalla quale la nave riesce ad attingere anche ad uno scudo dall'aspetto molto simile all'AT FIELD.

Da li a breve la nave viene attaccato dall'unità 00 pilotato da Rei Ayanami, la quale intima Shinji di seguirlo.




Misato minaccia Shinji puntandogli una pistola, mentre Rei insiste con la sua richiesta.. a questo punto Shinji chiede spiegazioni e scopre che negli anni, c'è stata una scissione all'interno dello staff della Nerv da cui è nato un secondo gruppo che gli è ostile, chiamato WILLE il cui scopo è quello di distruggere tutti gli Eva della Nerv.

Shinji tibutante, alla fine decide di seguire Rei.
Mente Shinji si allontana, Misato è tentata di premere il telecomando del collare esplosivo imposto a Shinji, ma alla fine esita, fino a quando Shinji non esce dal raggio d'azione del telecomando.





Rei porta Shinji al Geo front, diventato ormai un cumulo di macerie.

Rivediamo quindi Gendo, la quale con freddezza spiega a Shinji che per lui è stato creato un nuovo modello di Evangelion, l'unità 13, costruito per venire pilotato da lui e da un altro pilota, Kaworu Nagisa.





Sarò sincero, questo film mi ha molto deluso, e dire che le mie aspettative non erano molto alte.
Certo, c'è da dire che i colpi di scena non mancano, e il ritmo per tutto il tempo scorre serrato, quasi privo di tempi morti, tuttavia non ho apprezzato la scelta da parte degli sceneggiatori di semplificare i dialoghi, privandoli di carisma e profondità, elementi che hanno reso celebre Evangelion.

I rapporto tra i personaggi inoltre risultano forzati e assai meno interessanti rispetto quelli di NGE.
Nulla viene detto sulla fine che ha fatto Rei dopo il secondo film, relegando allo spettatore un clone di Rei che per tutta la durata della pellicola si limita al ruolo di comparsa.

Inoltre il rapporto tra Shinji e Kaworu non è minimamente paragonabile a quello che si era venuto a creare nella puntata 24 di NGE(L'ultimo messaggero sacrificale).
Mi duole dirlo, ma in questo terzo film, gli sceneggiatori hanno preferito intraprendere strade che si avvicinano al genere yaoi, cosa che non ho gradito minimamente.




Purtroppo i buchi narrativi, si confermano come una delle costanti comuni tra la NGE e degli avvenimenti accaduti nel corso dei quattordici anni trascorsi tra "You can(not)avance" e "You can (not) redo"viene spiegato ben poco.

La retorica purtroppo regna sovrana, come scoprirete vedendo il modo in cui viene risolto il problema del collare esplosivo e alcune scelte della sceneggiatura lasciano lo spettatore con un "WTF?!"


GIUDIZIO FINALE

Evangelion 3.33 you can not(redo) delude su più fronti, lasciando la grafica e le animazioni del film come unico punto di merito.

Spero che col quarto capitolo studio Khara si riscatti.

Voto globale:7