domenica 9 marzo 2014

DREDD



ANNO 2012

REGIA:PETE TRAVIS

CAST:

KARL URBAN:GIUDICE DREDD

OLIVIA THIRLBY:GIUDICE ANDRESON

LENA HEADEY:MADELINE MADRIGAL


Mettiamo una cosa in chiaro: sono praticamente cresciuto con la pellicola di Stallone, quel "Dredd la legge sono io" film cult degli anni 90 che ancora oggi me lo fa rizzare, ragione per la quale mi sono avvicinato a questa produzione del 2012 con la dovuta cautela... Tuttavia quello che mi sono trovato davanti è un prodotto particolare, violento, grezzo e sporco e che sicuramente sarebbe sbagliato considerare come un reboot del film di Sly, per molte cose, ma anche per il fatto che, ultimo ma non ultimo, la direzione artistica della pellicola di Pete Davis è brutalmente più vicina al comics di quanto ai tempi non lo fu quella di Stallone.

Aveva le scarpe col rialzo ma non lo si poteva non amare


TRAMA:

Le vicende di Dredd si svolgono in un non precisato futuro in cui gran parte del territorio statunitense è diventata una landa radioattiva, cosa che costringe le persone a vivere in un unico agglomerato, ossia Mega city, una megalopoli popolata da 800 milioni di persone.

All'interno di queste città/stato il crimine dilaga, unico baluardo di giustizia sono i "giudici" agenti di polizia dotati della facoltà di poter fare da giudice, giuria e boia.
Il protagonista del film è Dredd, interpretato da Karl Urban.
Nel film non lo vedrete mai togliersi il casco e per trovare foto del protagonista sarete costretti a cercarle su Google(cosa da fare a vostro rischio e pericolo).

Tutto inizia quando a Dredd viene assegnata una recluta, l'agente Andreson, interpretata da Olivia Thirlby, una giovane donna, che sebbene non sia riuscita a superare tutti i test dell'accademia è stata presa in considerazione per via dei suoi poteri di telepate.

In missione in uno degli edifici più pericolosi del mondo senza casco, non sia mai che si rovini l'acconciatura.


Dalla parte opposta della matassa abbiamo Madeline Madrigual, detta"Ma Ma", interpretata da Lena Haedey, una violenta narcotrafficante che si è insediata all'interno di un mega edificio, ergendosi al vertice di quello che a conti fatti è un vero e proprio ghetto.


La chirichetta

Le vicende che porteranno Dredd e Andreson, sulle strada di "mama" inizieranno quando i due risponderanno ad una chiamata per triplice omicidio avvenuto a "Peach tree city block".

GIUDIZIO:

Dredd è sporco, cattivo e violento.
Karl Urban ha una voce rauca e rozza che lo rende adattissimo al ruolo da lui interpretato.
Pete Travis con un modesto budget di 45 milioni di dollari è riuscito a realizzare un prodotto a suo modo atipico.
Nel film le ambientazioni viste sono poche, e gran parte degli avvenimenti si svolgono all'interno di "Peach tree city block", il che conferisce alla pellicola un piacevolissimo retrogusto di prodotto di nicchia.

A mio avviso Dredd è una vera e propria sorpresa, nonché una piacevolissima boccata d'aria all'interno di un mercato sempre più mainstream.
Unica nota dolente, il film non è stato distribuito in italia, quindi chi vorrà potrà goderselo unicamente in lingua originale, tuttavia l'eccellente doppiaggio inglese varrà la pena di compiere lo sforzo per godersi Dredd.



Valutazione personale:8,8

martedì 11 febbraio 2014

ROBOCOP - NO SPOILER -


Lo ammetto, sono andato al cinema in parte prevenuto, un po' perché i trailer lasciavano intendere che questo sarebbe stato un remake annacquato con poco sangue e tanti effetti speciali e un po' perché eguagliare l'originale del 87' non era facile.

Poi però ti rendi conto che nome a parte, il Robocop di Padiha prende una direzione tutta sua, rispetto l'originale di Verhoeven al punto tale che sarebbe ingiusto scrivere una recensione basandosi tra i parallelismi, tant'è che le due pellicole sono diverse pressapoco come lo sono il Batman di Michael Keaton e quello di Christin Bale.

Voglio essere chiaro, la pellicola di Padiha non è assolutamente un capolavoro e difficilmente i bambini che lo vedranno al cinema oggi, tra vent'anni conserveranno il ricordo di un film cult, tuttavia Robocop non mi ha fatto rimpiangere i soldi del biglietto e passati i primi venti placidi minuti, il film scorre piacevolmente fino ai titoli di coda.

TRAMA

Il film si apre con un comunicato stampa in cui viene mostrata l'efficienza dei robot della Omicorp in medio oriente.
Facciamo quindi conoscenza di Patrick"Pat" Nova, interpretato da Samuel Jackson, un giornalista che ha come scopo quello di fare propaganda alla Omnicorp, enfatizzando gli aspetti positivi dei robot e minimizzando gli aspetti negativi.



Viene mostrato quindi un servizio ambientato presumibilmente in medio oriente, dove i robot della Omicorp fanno mostra della loro efficienza, mostrando tuttavia anche la totale mancanza di emozioni, limite che ha spinto la maggioranza degli americani a diffidare dall'accettare delle macchine sul suolo statunitense.


In seguito a molti tentativi respinti di convincere la maggioranza conservatrice del senato Americano a fare operare i suoi robot sul territorio statunitense, il capo della Omicorp decide di creare un cyborg, metà uomo, metà macchina, avvalorandosi del lavoro di un ricercatore celebre per la sua ricerca sulle protesi robotiche, il dottor Norton, uomo che in passato si era sempre rifiutato di predisporre il suo lavoro per favorire la creazioni di armi da guerra.

Vengono vagliati numerosi possibili candidati, ma nessuno sembra convincere il dottor Norton per via del fatto che per sopportare lo stress di diventare un cyborg, occorre un particolare profilo psicologico dotato di un carattere sufficientemente equilibrato.

Passiamo quindi ad Alex Murphy, poliziotto di Detroit felicemente sposato, che in seguito alle indagini condotte su un boss della malavita locale, Antoine Vallon, viene coinvolto nello scoppio di un autobomba.

Alex si ritrova quindi in condizioni critiche, privato di diversi arti, con ustioni sull'80% del corpo, cieco da un occhio e sordo, condizioni che spingono la moglie ad accettare che il dottor Norton innesti i resti di Alex in una protesi totale che di fatto lo renderebbe un cyborg.



Passano così tre mesi, e assistiamo al risveglio di Alex in quella che sarà la sua nuova vita, se così la si può definire.


Come accennato poco più su, non vi farò degli spoiler, tuttavia sebbene nel film ci sia poco sangue, non manca qualche scena cruda.

Il film scorre piacevolmente per tutti i suoi 121 minuti, a differenza dell'originale, nel rebot del 2014 non troverete "cattivi"assoluti come accadeva nel film di Verhoeven, bensì figure lievemente più complesse.
Da questo punto di vista spicca Jack Lewis capo della Omnicorp, interpretato da Michaeal Keaton.

GIUDIZIO FINALE

Robocop non è una pietra miliare del cinema, non verrà ricordato come un cult, ma è un film che a tratti sa come tenere lo spettatore incollato alla poltrona.

VOTO:6,8





sabato 8 febbraio 2014

Outlast - Recensione no spoiler


SVILUPPATORE:RED BARELLES

GENERE:HORROR

DATA DI USCITA MICROSOFT WINDOWS:4 OTTOBRE 2013

DATA DI USCITA PLAYSTATION 4:5 FEBBRAIO 2014


Inizio con una breve premessa, io AMO il genere dei survival horror, o meglio li amavo quando Capcom e Konami facevano a gara per chi fosse capace far salire le palpitazioni dei giocatori.Anche Square ci provò nel 99' e amalgamando il genere Jrpg a quello dei survival horror, diede vita a quel capolavoro di Parassite eve 2, che ad oggi è anche uno dei miei giochi preferiti.

C'è solo un particolare, per quanto apprezzi le atmosfere, musiche e personaggi legati ai vari brand horror, non sono mai riuscito a provare paura di fronte ai vari  Nemesis o Piramid head di turno.

...Giusto un filo di tensione generato dal primo Silent hill e qualche salto dalla sedia con Resident evil 2, tra l'altro avvenuto sempre nello stesso punto, (maledette braccia zombie che spuntavano dalle assi di legno!!).

Tutto questo era fino a ieri.




Il gioco trattato in questa recensione è Outlast, piccola perla nata dalla fatica di otto persone, uscito per Pc il 4 Settembre 2013 e disponibile per Playstation 4 dal 5 Febbraio 2014, disponibile gratuitamente per tutti gli abbonati Playstation Plus.

La storia di Outlast è piuttosto avida di dettagli, vestiremo i panni di Miller Upshur, giornalista che dopo aver letto una mail che parlava di strani avvenuti nel manicomio di Mount Massive, armato della sua telecamera, deciderà di indagare sui presunti fatti accaduti nel manicomio.

Dimenticatevi dei supersoldati protagonisti del giochi tradizionali, Il protagonista di Outlast è un uomo comune e di fronte ai pericoli le uniche opzioni concesse al giocatore saranno la fuga fino al nascondiglio più vicino, il tutto mentre si sentirà il respiro affannato di Miller, nonché i grugniti dell'antagonista di turno.


Come dicevo all'inizio, unica alleata di Miller sarà la sua fotocamera che oltre a documentare gli orrori che avvengono all'interno del manicomio, gli servirà a vedere nelle zone buie, grazie alla visione notturna, opzione attivabile schiacciando la levetta destra del pad, possibilità che tuttavia va utilizzata con parsimonia per non rimanere senza batterie, presenti sempre in numero estremamente esiguo.

A dire il vero nella mia sessione non mi è mai capitato di rimanere senza, ma vi assicuro che l'ansia generata dalla paura di rimanere senza pile, è un elemento che tende a generare ansia e inquietudine.



In un certo senso Outlast è quanto più di vicino possa essere ad un simulatore di vittima in quanto la scarsa attitudine al combattimento di Miles vi farà sentire impotenti di fronte ai nemici.

Outlast è un prodotto unico e mai prima d'ora mi era capitato di provare disagio di fronte ad un videogioco.

Per certi versi la cosa che si avvicina maggiormente ad Outlast è Martyrs, film horror francese del 2008 che decide di prendere una strada tutta sua rispetto i film hollywoodiani e che divenne un film cult, diventato famoso grazie al passaparola tra appassionati.

Outlast per certi versi segue una filosofia molto simile al film di Pascal Laugier, e va a braccetto col terrore psicologico che inevitabilmente accompagnerà il giocatore fino agli agognati titoli di coda.


IN CONCLUSIONE

Red Barells ha fato vita ad un prodotto atipico facendo centro nel suo intento.
Outlast è un gioco che sconsiglio ai deboli di cuore, tutti gli altri dovrebbero provarlo almeno una volta.




venerdì 3 gennaio 2014

DMC - RECENSIONE


Odio iniziare una recensione con una nozione banale, però sembra che a volte certi concetti meritino di venire ribaditi visto che la gente, a prescindere dal tempo in cui ha iniziato a giocare, ha la tendenza a cadere nel tranello di giudicare un determinato titolo in base a preconcetti, nati magari da un cattivo uso del marketing.


Avere dei pregiudizi nei confronti del rebot di Devil may cry purtroppo è stato fin troppo facile, in parte perché Capcom in questa generazione ha deluso sempre più i propri fan, sfornando seguiti mediocri dei brand che l'hanno resa celebre (Resident evil, ma anche l'atroce Bionic commando) e in parte perché molti hanno visto l'assegnazione di un brand importante come Devil may cry ai Ninja theory come un segno di debolezza di una Capcom che rappresenta sempre più il declino delle software house giapponesi.

Dal canto loro Ninja theory non ha risparmiato questo rebot di cattiva pubblicità a cominciare dal fatto che l'ispirazione per il volto del nuovo Dante sembra provenire niente poco di meno che dal boss del progetto, Tameem Antoniades.


Difficile fare i salti di gioia dopo aver saputo com'è nata  l'idea per il volto del nuovo Dante.

Dopo l'uscita del gioco provai la demo che tuttavia sul momento non mi attirò più di tanto, tuttavia sapevo che i Ninja theory erano maestri nello scrivere trame e creare personaggi accattivanti(be, il più delle volte)quindi mi promisi si dare una chance a "Dmc"a tempo debito.

Col senno di poi, mi sono reso conto di avere fatto bene.

Ho finito Devil may cry ieri sera, e posso dire che questo rifacimento della celebre saga Capcom è un piccolo gioiello, non mancano le imperfezioni tuttavia se siete tra coloro che hanno snobbato Dmc giudicandolo male solo per il nuovo design di Dante, be.. sappiate che vi state perdendo un gran gioco.



TRAMA

In questo nuovo inizio Dante e Vergil non sono metà umani e metà demoni come nei capitoli precedenti bensì dei nefilim, ossia il frutto dell'amore tra un demone (Sparda) e un angelo (Eva).
La loro unione proibita ha dato vita a due gemelli, "nefilm" per l'appunto, una nuova specie che sembra essere dotata di maggiore potere rispetto le razze da cui essi discendono.

Il potere che i due gemelli detengono è tale da mettere a repentaglio il regno di Mundus, re dei demoni che decide quindi di uccidere Eva e di dannare per l'eternità Sparda, perdendo però traccia della progenie di Sparda che crescerà separata in un mondo dove la loro diversità li renderà degli emarginati.
Dante infatti troverà un po' di conforto nel combattimento e nella vita "brava", Vergil invece cresce isolandosi dal mondo per rifugiarsi nell'informatica, spinto dalla ricerca di verità.



A fare da cornice ai fatti narrati in Dmc troviamo un mondo nettamente più cupo rispetto quello dei predecessori, dove Mundus, regna sull'umanità controllando le masse e l'informazione e celando l'esistenza dei demoni agli occhi degli umani.



Il gioco inizierà quando Mundus troverà Dante, sbattendolo nel limbo, un mondo che si sovrappone a quello umano.

La narrativa di Devil may cry non è mai stata degna di un premio oscar, tuttavia questo capitolo gode di una direzione artistica nettamente più marcata rispetto ai precedenti capitoli.
A tratti sembra che le vicende narrate in Dmc siano state scritte dalle trashissime mani degli scrittori di True blood con dialoghi che spesso strappano più di un sorriso, e sebbene il carattere irruento e impulsivo di Dante in un paio di occasioni mostrino il protagonista "antipatico"agli occhi dello spettatore, la sceneggiatura svolge egregiamente il suo dovere, ponendo la narrativa di Dmc qualche gradino sopra i suoi predecessori.

GAMEPLAY

La giocabilità di Devil may cry è buona, sicuramente migliore del lavoro che capcom fece con il quarto capitolo della serie, ma che potrebbe fare rimpiangere ad alcuni fan storici, il combact system del terzo capitolo.

Dante in questo capitolo ha a disposizione due artigli, uno demoniaco in grado di afferrare gli oggetti e i nemici e uno angelico che fornisce la funzione di rampino.
Stessa cosa dicasi delle armi, oltre alla Rebellion , l'arma che Sparda ha lasciato in eredità a Dante e che può essere richiamata telepaticamente, il giovane protagonista di Dmc ha a disposizione due armi angeliche, Osiris e Aquila, e due armi demoniache chiamate Arbiter e Eryx.

Il tutto è amalgamato al sistema di combattimento quanto all'esplorazione, e ciò rende il gameplay di Dmc complesso quanto basta con nemici che possono essere battuti sono dopo che sono stati privati dei loro rispettivi scudi o che possono subire danni solo da armi appartenente al loro allineamento, ossia demoniaco o angelico.





Altra carta a favore di Dmc è il level design, estremamente vario e mai ripetitivo che accompagna il giocatore nel corso dei venti livelli disponibili.


 TECNICA

 I Ninja theory non sono i programmatori migliori del mondo, questa è una cosa che sanno tutti coloro che anni fa giocarono ad Heavenly sword, gioco che mostrò tutti i limiti di Ninja theory nel creare motori grafici, ragione per la quale i giochi prodotti successivamente da ninja Theory, utilizzarono L'Unreal engine 3.

La grafica di Dmc è accattivante, tuttavia l'engine soffre di qualche scatto di troppo il che ovviamente penalizza il gameplay.


GIUDIZIO

Dmc è un reboot molto interessante che ridato vita al franchise Capcom dopo un quarto capitolo non proprio esaltante.

I personaggi accattivanti e storia ben scritta sono due delle frecce presenti nella faretra di Dmc, oltre al gameplay che ha avuto una rinfrescata.
La mancanza di un"lock on"manuale potrebbe creare qualche problema, ma per il resto Dmc per me rappresenta un evoluzione della serie.

Consiglio Dmc a tutti gli appassionati del genere action.
Tra l'altro in questi giorni è possibile scaricare questa perla gratis grazie agli Istant game del Ps plus.

VOTO:8







lunedì 2 dicembre 2013

Playstation 4 - Commenti a caldo

Di norma sono abbastanza restio all'idea di prendere una console al day one.
I motivi sono tanti a partire dal prezzo alto fino alla quasi assenza di giochi, per non parlare della paura che i primi esemplari di hardware siano poco affidabili.

L'adulto che è in me era contrario, ma il bambino non ha potuto fare a meno di farsi prendere dall'hype.

Ora, secondo voi, quale lato del mio carattere poteva prevalere?

E così forte di una promozione Gs che permetteva la valutazione di tre giochi usati a 150€, giorno 29 novembre mi sono trovato alle 08:30 davanti il GameStop della mia città assieme ad altri due amici per accaparrarmi la nuova bestiolina Sony che avevo prenotato a Giugno, pochi giorni dopo l'E3.


Sarò sincero, nei mesi scorsi ne ho sentite di tutti i colori, a partire da Ps4 americane che si rompevano non appena fuori dalla scatola, con tanto di operai cinesi sottopagati che hanno rivendicato una sorta di vendetta contro la Foxxcon, sabotando le Ps4 e comunicando tramite un messaggio apparso sul web che le Playstation 4 costruite da loro si sarebbero accese a malapena.

Il tanto chiacchierato comunicato Foxxcon


Che sia vero o meno, sta di fatto che oggi come oggi con l'eco di internet e dei vari social network, chiunque abbia un apparecchio appena acquistato può urlare il proprio dissenso verso Sony o chi di dovere.

Dal canto suo, Sony si è difesa dicendo che il numero di Ps4 difettose era del 0,4%, percentuale salita dopo pochi giorni dal day one statunitense (15 Novembre) all'1%, e calcoli alla mano c'è da dire che se questa percentuale è corretta, su un MILIONE di Ps4 distribuite sul suolo americano, ben 10.000 mostrano il canonico led blu fisso, segnale emesso dalla nuova ammiraglia Sony in caso di malfunzionamenti.

Io non so cosa ci sia di vero, ma sta di fatto che in vita mia non ho mai fatto tanti scongiuri quanti ne ho fatti Venerdì mattina, mentre installavo Ps4 e scaricavo(piuttosto velocemente a dire il vero)il firmware 1.5.1 di Ps4.

Mentre installavo pregavo che non crashasse tutto da un momento all'altro.
Per fortuna è andata bene.




A installazione terminata mi sono reso conto che fasciarmi la testa prima del tempo si è dimostrato futile visto che alla prova dei fatti Ps4 si sta dimostrando una console robusta e affidabile.
Playstation dynamic menù





Mi ha stupito molto la PDM, nome che Sony ha dato alla sostituta della tanto amata/odiata XBM.

La nuova interfaccia Sony si dimostra assolutamente veloce e fluida, oltre che praticamente onnipresente in game, in quanto con la pressione del tasto PS è possibile richiamarla senza caricamenti o interruzioni, mentre premendo nuovamente lo stesso tasto si torna al gioco o all'ultima applicazione aperta, il che rende il tutto estremamente comodo e fruibile.

E a proposito di passi avanti, le installazioni dei giochi sono diventate praticamente invisibili in quanto vengono eseguite da Ps4 mentre si gioca o si fa altro, notizia che rallegrerà tutti i vecchi possessori di Ps3 che non ne potevano più delle OPPRIMENTI installazioni.

IL DUAL SHOCK 4




Era ora di cambiare e Sony questo lo sapeva, anche perché se nel 98' il primissimo modello di DS rappresentava l'apice dei controller, col passare degli anni la concorrenza ha proposto svariate alternative che generazione dopo generazione hanno superato in ergonomia il classico controller Playstation.

Sono felice che Sony abbia preso atto della cosa e sebbene il Dual shock 4 proponga le classiche levette parallele, il resto del pad è stato ridisegnato.

Personalmente lo trovo ottimo, e trovo piacevole sia il led colorato che la cassa integrata, sfruttata più che bene da quella perla di Resogun.

Il touch pad l'ho usato con Killzone che frutta tale componente per il controllo del drone.


DESIGN


Come ho già accennato nella didascalia, messa in orizzontale Ps4 appare affascinante quanto una balena spiaggiata.

Tuttavia messa in verticale le cose migliorano parecchio e sebbene non riesca a trovarla bellissima, assume un fascino da "rocca nera"alla quale una volta fatto l'occhio mi piace sempre più.

La mia nuova bestiolina con la vertical stand.Come diceva una volta un mio amico"non sono bello, ma sono affascinante".


A completare il tutto c'è il led laterale che assume la forma di una linea che cambia colore in base all'utilizzo della console, ossia blu all'avvio, bianca mentre si utilizza la console normalmente e arancione quando la console è in stan by.

La modalità stand by.

Quasi dimenticavo.
Fa quasi tenerezza parlare di questa modalità come una novità assoluta riguardo le home console Sony, sopratutto quando la concorrenza carica i pad e scarica i giochi a console spenta da anni, ma suppongo che sia meglio tardi che mai.

Ps4 può essere impostata in questa modalità in modo che la console installi i giochi, scarichi gli aggiornamenti e ricarichi i joypad, mentre la led bar della console si colora di un piacevolissimo arancione.

Il tasto SHARE


E' l'era dei social network e delle condivisioni, questo si sa.

Sony con la nuova generazione ha deciso di cavalcare l'onda, mettendo a disposizione degli utenti il tasto "Share".

La funzione di questo nuovo tasto è quella di permettere agli utenti di scattare foto in game dei propri giochi (ma volendo anche schermate della Playstation dynamic menù) e di condividerle su Faceboock e Twitter.

Un click del tasto share scatta un istantanea, mentre una doppia pressione serve a registrare un filmato con durata massima di quindici minuti, il tutto per la gloria di immortalare i propri record e condividerli con gli amici.

Tirando le somme

Ps4 per il momento si sta dimostrando una console con del buon potenziale.
Sony sembra abbia imparato dagli errori passati e ha dotato la propria ammiraglia di un quantitativo più che sufficiente di ram (8) che sembra venire essere sfruttata a dovere.

Peccato solo che manchino i giochi.

-_-''


venerdì 15 novembre 2013

Orfani - Recensione # 2 - Benvenuti alla fiera del superfluo



Autore:Roberto Recchioni

Disegni:Alessandro Bignamini

Sergio Bonelli editore

Pagine:98 

Prezzo:4,50 €


Si chiude il cerchio, almeno per me, di Orfani.

Ho appena portato a termine la lettura del numero 2, preso con la speranza di rivedere il mio punto 

di vista su un primo numero che mi aveva convinto poco e niente.

Direi che questo secondo numero fallisce miseramente nell'intento di convincermi della bontà della 

nuova serie Bonelli, tant'è che ho rimpianto i 4,50 € spesi per portarmi a casa il secondo volume.



I disegni, questa volta di Alessandro Bignamini, tornano ad essere l'unico punto a favore di Orfani, mentre i dialoghi 

dimostrano 

ancora una volta di essere profondi come un piano da lavoro.

Orfani # 2 riesce ad essere perfino più povero del suo predecessore, in quanto in questo secondo 

numero accadono ben pochi avvenimenti interessanti, sempre ammesso che si riesca a trovare 

interessante una love story tra Spartan, scusate volevo dire, Orfani.


Per il resto, vi risparmio un riassunto della trama, dal momento che gli avvenimenti quanto i testi 

raccontano ben poco.


Si, è decisamente ora di levarvi di mezzo.



giovedì 17 ottobre 2013

Orfani - Recensione #1 - Quando copiare diventa un arte


Autore:Roberto Recchioni

Disegni:Emiliano Mammuccari

Sergio Bonelli editore

Pagine:98 

Prezzo:4,50 €

La pubblicità ti frega, c'è poco da dire, complice anche il fatto di voler mettere da parte a tutti i costi i pregiudizi e di volere dare una chance ad una nuova serie che già dalla copertina lascia presagire un originalità degna del remake di Robocop.

E poi dici tra te e te che anche se in cuor tuo sai che Roberto Recchioni è uno scrittore sopravalutato, nonché emerito chiacchierone, vale comunque la pena dare una chance ad una nuova miniserie, perché ad un "numero 1" non si dice mai no.

Eccovi quindi due righe a caldo sul primo Numero di "Orfani".

Una cosa è certa, se testi e storia non mi hanno entusiasmato più di tanto, sui disegni invece c'è poco da ridire.
Mammuccari ha talento da vendere, e tralasciando il fatto che nelle note di apertura, la scelta di optare per un albo a colori venga celebrato come una sorta di evento(ma seriamente?)i disegni di Orfani sono davvero magnifici, in effetti forse sono l'unico aspetto positivo di questo primo numero.

Trama:

La storia si apre con un esplosione che spazza via mezza europa e un sesto della popolazione mondiale.
Tra i sopravvissuti ci sono molti bambini rimasti orfani, la quali vengono raccolti dall'esercito allo scopo farli diventare dei soldati, visto che dal punto di vista dei militari, dei bambini che hanno perso gli affetti a causa della guerra, sono i candidati ideali per divenire degli ottimi combattenti.

I bambini raccolti vengono quindi trasportati senza tante spiegazioni, a diversi chilometri dal campo, e lasciati da soli per metterli alla prova e verificare se da soli riescono a raggiungere il campo, il tutto mentre l'ideatrice del progetto"Orfani"monitora i movimenti dei bambini.

Una volta verificato che tali bambini sono in grado di orientarsi, a pochi chilometri dal campo i "geniali"supervisori dell'esercito decidono di testare ulteriormente le capacità combattive dei bambini, sguinzagliandogli contro un orso.

...

Successivamente scopriamo che l'esplosione che ha distrutto mezza europa, era stata generata da una razza aliena che per ragioni che non vengono spiegate, sembra sia ostile alla terra.

Passano gli anni, gli orfani protagonisti della storia, sono ormai diventati dei soldati adulti, e la terra è riuscita a mandare un astronave dall'aspetto vagamente simile alla "Pillar of autumn"di Halo.

Anche i mezzi terrestri e gli aerei di ricognizione ricordano quelli di Halo, così come le armature e i fucili, con tanto di indicatore dei colpi residui, visualizzato su un piccolo display.

Una volta scesi sul pianeta alieno da cui era partito il colpo, gli Orfani entrano in contatto con la loro nemesi, degli alieni con un aspetto simile a Robert Herman degli Xmen, il che rende Orfani un autentico "crossover del plagio".


Gli alieni, presenti in "Orfani".

Herman degli Xmen.


Un saggio disse una volta che ognuno trae la propria ispirazione dalla proprie muse, ma che comunque copiare è sbagliato.

Eccovi una carrellata di immagini comparative, giudicate pure voi stessi:




Il "pelican" di Halo.


La pillar of autumn made in china, presente in Orfani

"La pillar of autumn" di Halo
Un mezzo di terra di Orfani.

Il "wardog"di Halo.

Il team di Halo reach
I protagonisti di Orfani


Eccetera, eccetera, eccetera...

Ma la sceneggiatura?

Banale, scialba e priva di pathos, con un overdose di clichè tipici(ma d'altronde da chi ha copiato, cos'altro ci si potrebbe aspettare?) ma all'occorrenza buona se si è alla ricerca di un metodo per prendere sonno.


In conclusione il primo numero di Orfani si è rivelato banale, esattamente come mi aspettavo, ma ehi.. se non tocco con mano, non sono contento.
Ora sono contento -_-

Per il resto non mi rimane che invitare tutti gli scettici a provare almeno il primo numero e a giudicare da voi.
Per quel che mi riguarda, non credo che continuerò la serie.