domenica 13 luglio 2014

WATCH DOGS - QUANDO I CANI GUARDONI SOFFRONO DI ASTIGMATISMO


E mentre scorrono i titoli di coda del titolo Ubisoft mi accingo a scrivere queste quattro righe per descrivervi le mie impressioni su un titolo che a detta di molti doveva essere rivoluzionario.
Voglio essere chiaro, questa che leggete non è una recensione vera e propria, ma un analisi pseudo seria e come tale vorrei che venisse considerata.

Watch dogs venne presentato due anni fa all'E3 del 2012 come uno dei primissimi titoli next gen.
Il comparto grafico che al tempo si mostrò sfavillante, andando avanti con lo sviluppo del gioco subì un vero e proprio downgrade, cosa sebbene sia stata più volte smentita da Ubisoft, successivamente è stata dimostrata recentemente da diversi fixer (dicasi, ironia della sorte) che sono riusciti a trovare nella versione Pc di Watch dogs, delle opzioni grafiche legate alla vecchia versione mostrata alla E3 2012, assenti nella versione finale del gioco.
Esaurita la premessa legata alla cosmesi del gioco, cosa c'è da dire sul prodotto finale?
Peripezie grafiche a parte, mi tocca dire che Watch dogs non è tra i prodotti più riusciti, in parte per via del fatto che dopo l'uscita di "sua maestà" Gta V trovo difficile riuscire a farmi piacere un nuovo open world che non si dimostri all'altezza del quinto capitolo del titolo Rockstar, ma anche per via delle molte lacune mostrate da Watch dogs.Ma andiamo con ordine.

TRAMA

Watch dogs è ambientato in una Chicago futuristica dove tutto è gestito dal Ctos, un sistema elettronico che gestisce praticamente tutto, dalle infrastrutture cittadine ai bancomat, fino ad arrivare al controllo dei cancelli delle abitazioni private e addirittura i sistemi di controllo dei muletti presenti nei cantieri.
Il problema di questo avveniristico e onnipresente sistema è che potenzialmente qualsiasi haker dotato di sufficiente conoscenze informatiche è in grado di utilizzare a piacimento i sistemi del Ctos.
Se da una parte, l'idea di un mondo completamente online, appare addirittura ridicola, dall'altra posso anche accettare l'idea come una critica alla nostra società, sempre più connessa e sempre più a rischio di attacchi informatici.
Nel gioco impersoneremo Aiden Pierce, esperto haker, reduce da un lutto in famiglia nella quale è rimasta vittima sua nipote.
Come diretta conseguenza di quel lutto, il nipote di Aiden è rimasto traumatizzato, mentre la sorella cerca di tirare avanti per aiutare il figlio.
Gli eventi porteranno il protagonista ad innescare una spirale di omicidi per risalire al responsabile dell'attentato, mentre sua famiglia rimarrà, suo malgrado, ancora una volta vittima delle azioni del protagonista.

GAMEPLAY

Tecnicamente Watch dogs, come tutti i titoli cross platform, appare modesto, sebbene alcuni effetti particellari come quello del fumo si dimostrino piacevoli da vedere.
In teoria l'obiettivo di Watch dogs era quello di dare al giocatore il controllo della città, ma nella pratica le feature concesse ad Aiden si limiteranno ad una manciata di azioni quali il controllo dei semafori, dissuasori, telecamere, nonché la possibilità di fare esplodere diversi oggetti, quali generatori e tubi del gas disposti lungo la Chicago virtuale.
In pratica durante gli inseguimenti, il giocatore dovrà premere a tempo i tasti legati alle diverse infrastrutture che si frappongono fra lui e i suoi nemici, con la diretta conseguenza che gli inseguimenti sembreranno in parte scriptati dalle meccaniche sopracitate.
Appare quantomeno demenziale la possibilità di Aiden di sabotare l'esplosivo in possesso dei suoi nemici facendoli saltare letteralmente in aria, cosa che di fatto permette di eliminare metà delle guardie con la pressione del tasto quadrato.
Considerato questo aspetto, sarebbe stato lecito aspettarsi un cambiamento di strategia da parte del nemico in modo da adattarsi in parte alle capacità offensive di Aiden, tuttavia questo non succede, il che rende le malcapitate guardie facile preda del protagonista, cosa che spesso rende le sessioni di gioco involontariamente comiche.

Ma il vero nemico di Watch dogs è la ripetitività, derivata in parte dal fatto che la Chicago riprodotta nel gioco non mi ha convinto molto, facendomi annoiare a morte durante i tragitti in auto.
In larga parte però il mio dissenso verso il titolo Ubisoft va attribuito a lui, ossia all'UNICO MINIGIOCO PRESENTE NELLA MODALITA' STORIA CHE PER TUTTA LA DURATA DI WATCH DOGS SI RIPETE CICLICAMENTE!!

Il noiosissimo minigioco dell'haking.
Un autentico incubo.

Io non sono un game designer, però ritengo che nella creazione dei minigiochi che il videogiocatore dovrà affrontare il per il proseguimento della storia, sia necessaria un briciolo di varietà, caratteristica che per l'appunto manca in Watch dogs, e che in un paio di occasioni mi ha portato a spegnere la console in preda al nervosismo isterico, scatenatosi nel momento in cui capivo che averei dovuto affrontare QUEL MALEDETTISSIMO minigioco ancora una volta.
Naturalmente le recensioni pubblicate nei "siti seri" si sono ben viste dal far presente questo aspetto.

E COSA DIRE DELLA STORIA?

Questa volta Ubisoft si è superata in peggio, sia per quanto riguarda la sceneggiatura in se, che per i dialoghi i quali più di una volta mi hanno ricordato i cartoni animati anni 80, cosa che mi ha strappato qualche sorriso durante i telegiornali che spesso riassumono gli eventi narrati in WD.
Ridicole anche le reazioni umane, in particolare quelli dei familiari di Aiden Pierce, che si lasciano andare in smielatissimi quanto agghiaccianti monologhi, in situazioni durante le quali la reazione più naturale sarebbe stata quella di sputare in faccia al protagonista.
E dire che il plot alla base di WD, che vede il fratellone psicotico trascinare quasi senza rendersene conto, la famiglia in un baratro di lutti e continue fughe, con dei dialoghi più curati avrebbe potuto reggere e rendere il gioco un prodotto più godibile, peccato che Ubisoft abbia preferito risparmiare sugli sceneggiatori.

GIUDIZIO FINALE

Watch dogs purtroppo rappresenta il lato nero di una Ubisoft sempre più interessata ad investire i soldi nel marketing piuttosto che nello sviluppo vero e proprio dei suoi titoli.Purtroppo vista la mancanza di un adeguata ludoteca sulle piattaforme next gen, Watch dogs ha venduto moltissimo, alimentando un modo di produrre videogiochi che a mio avviso rappresenta il cancro di quest'industria.

VOTO

6,5



giovedì 1 maggio 2014

The amazing Spider man 2 - Parliamone - No spoiler


Lungi dallo scrivere una recensione seria, voglio che consideriate quanto segue, alla stregua di una discussione tra amici.
Il primo "The amazing Spider man" era un filmetto così cosà, con un cast di attori che a mio avviso era migliore rispetto la triologia raimiana (perché il Tobey del primo film, con i principi di calvizia, con lo zainetto, intento a spacciarsi per sedicenne, proprio non riuscivo a digerirlo) ma che soffriva di tutta una serie di leggerezze nella trama (leggasi minchiate) come la famosa scena delle gru o il fatto che Lizard fosse stato realizzato con il volto di un uomo, aspetti che personalmente non mi avevano fatto strappare i capelli alla visione.

Diciamo pure che il difetto principale di questa nuova saga dedicata all'uomo ragno, è che molti degli elementi vincenti usati nella triologia di Sam Raimi sono stati scartati per non fare urlare il pubblico di plagio.
Inutile nascondersi dietro un dito, il motivo per la quale Mark Webb ha optato per Elektro come villain principale è che il dottor Octopus era già stato usato in Spider man 2

Ma lacune a parte, la visione di The amazing Spider man 2 mi ha convinto molto.

The amazing Spider man 2 è stato tanto bello, quanto è stato brutto il primo film, ovvio che non siamo parlando di un capolavoro come "Il ritorno del cavaliere oscuro" o "Watchman", ma il secondo tentativo di Mark Webb si è rivelato vincente.


Una lode va fatta al costume di Spider man, finalmente privo di quelle orrende ragnatele in rilievo e con le lenti delle dimensioni giuste, e lontano dal costume del primo Amazing, che sembrava una copia cinese del costume dell'uomo ragno. Sembra che dopo tanti anni di prove e tentativi, i costumisti di Sony siano riusciti a riprodurre perfettamente il costume dell'arrampicamuri.

Ottima anche la recitazione di Andrew Garfield ed Emma Watson, che convincono più di quanto non fossero riusciti a fare ai loro tempi Tobey Maguire e Kirsten Dunst che ormai sembrano solo un pallido ricordo.

TRAMA

Il film inizia mostrandoci uno Spider man in forma come non mai mentre cerca di fermare una rapina.
Il film quindi fa sfoggio delle migliori tecniche in computer grafica ed effetti speciali, che rispetto a pochi anni fa, sembrano aver fatto un notevole salto in avanti.



Facciamo quindi la conoscenza di Max Dillon, salvato in extremis da Spider man dopo aver fermato Aleksei Mikhailovich Sytsevich che viene arrestato dalla polizia.
Sono brutto e sono sfigato.. sono un cattivo di serie C.

A scena finita, Peter corre da Gwen, per sentirsi dire qualcosa del tipo "non mi importa se hai salvato tipo un centinaio di vite, non dovevi perderti il mio discorso.. e cmq l'ho registrato, quindi non credere di cavartela tanto facilmente".


La stronza
Il rapporto tra Peter e Gwen, impegni di Spider man a parte, sembra andare bene, se non fosse per una cosa: Peter continua a "vedere" il capitano Stacy e il ricordo delle sue ultime parole in cui lo intimava a non coinvolgere la figlia, diventa sempre più forte, fino a tormentare il povero Peter, che tronca la relazione con Gwen.


Lacrimoni a parte, assistiamo quindi all'ingresso in scena di Harry Osborn che dopo aver assistito il padre al capezzale, viene a sapere che la malattia degenerativa che sta uccidendo Norman è ereditaria, e che lui ha già iniziato ad accusarne i primi sintomi.

Ritrovatosi quindi al vertice della società del padre, Harry inizia una ricerca verso una cura, ricerca che a quanto pare era stata iniziata anni prima da Richard Parker( il padre di Peter) e che convincerà Harry che la cura verso il suo male, fosse legata al sangue dell'uomo ragno.

La situazione inizierà a degenerare quando Max Dillon, finirà coinvolto in un incidente all'interno di una centrale elettrica da lui progettata, incidente da cui uscirà profondamente mutato.

Vorrei tanto capire che rapporto ci sia tra il diventare un mostro di elettricità e la mutazione completa della dentatura di Max Dillon che dopo la trasformazione diventerà perfetta.

TIRANDO LE SOMME...

Villains dozzinali a parte, posso dire che "The amazing Spider man 2" è un seguito abbastanza riuscito che in parte aggiusta il tiro rispetto il capostipite.
Il rapporto fra Gwen e Peter scorre piacevolmente per tutta la durata della pellicola, anche perché Mark Webb ha saggiamente deciso di giocarsi una carta che a mio avviso Raimi ai suoi tempi avrebbe dovuto prendere al volo... peccato solo per la location, diversa rispetto a quella del comics, ma tutto sommato va bene anche così, anche perché lo scopo dei film sui supereroi non è tanto copiare ma quello di saperne cogliere lo spirito e in questo Webb ci è riuscito in pieno.

"Diventiamo scopamici?"

"The amazing Spider man 2" è un film chiassone, che ci mostra un uomo ragno vicino alla sua parte fumettistica, giocherellone e scherzoso come non mai.
Pollice verso all'adattamento dei dialoghi in italiano che ha deciso di ribattezzare i lanciaragnatele "sparafili" anche se in un paio di occasioni mi ha fatto piacere sentire che il protagonista fosse chiamato "Uomo ragno".

Hi hi hi.. non riesco a non amarlo.
Inoltre vorrei rassicurare i fans che Rhino si limita a fare un cameo solo verso la fine del film, e che per fortuna, non appesantisce per niente il film, sebbene il fatto che durante gli scontri tra il tessiragnatele e il boss di turno, faccia sorridere il fatto che la gente invece di scappare, se ne stia a guardare in massa facendo il tifo dietro le ringhiere, manco stessero guardando un incontro di wrestling.


VOTO PERSONALE
Massi, lo metto
 7,8

martedì 8 aprile 2014

CAPTAIN AMERICA THE WINTER SOLDIER


SCENEGGIATURA:
Stephen Mcfeey
Christopher Marcus
Kevin Feige

CAST:
Chris Evans / Captain america
Scarlett Johansson /Black Widow
Sebastian Stan / Winter soldier
Samuel L. Jakson /Nick Fury

Seconda pellicola per Captain america, che dopo il successo di "The Avengers" vede il ritorno sul grande schermo per Chris Evans nei panni del Vendicatore per antonomasia.

TRAMA

"Captain America the Winter Soldier" è un film che fa un uso parco dei costumi, segno che dopo"The Avengers" la Marvel ha ascoltato le critiche dei fan riguardo il costume di cap, che è presente, seppur a piccole dosi.
In ogni caso è difficile dare la colpa ai costumisti, in quanto spesso molte cose che su carta funzionano (più o meno) non rendono altrettanto su pellicola, e, per quanto mi addolori ammetterlo, il costume di cap è una di quelle cose che fa a pugni con l'estetica del cinema, al contrario invece dell'uniforme che Rogers ha indossato nel suo periodo di presidenza dello Shield, presente anch'essa nel film.

Perché a volte bisogna scendere a compromessi anche con i costumi.

La storia inizia con una missione dello S.h.i.e.l.d che vede protagonisti Black Widow e Rogers mentre si infiltrano in una nave tenuta in ostaggio da terroristi.
La situazione degenera quando la Vedova nera decide di allontanarsi dagli ostaggi per andare a rubare dei dati custoditi dai cattivoni del film, cosa che fa alterare il capitano, visto che lui non era stato informato del secondo fine della vedova.

L'azione si sposta quindi al Triskelion, base dello S.h.i.e.l.d, dove Rogers decide di fare rapporto a Fury il quale con un elegante giro di parole gli chiarisce il concetto "qui comando io e tu non sei un cazzo".
Alla fine, quasi per cambiare argomento, Fury decide di  dare un contentino a Rogers, mostrandogli tutta una serie di elivelivoli progettati allo scopo della distruzione di massa, giustificando la cosa dicendo che se durante l'assalto di New york avvenuto in The Avengers, lo S.hi.e.l.d avesse avuto un armamentario all'altezza della situazione, di sicuro sarebbero stati in grado di fronteggiare meglio i Chitauri, cosa che fa incazzare Rogers e lo fa uscire dal Triskelion alterato mentre blatera qualcosa sulla democrazia e sulla libertà.
A mio avviso, la cosa migliore del film.

Ci spostiamo quindi sulle strade di Manhattan, dove Nick Fury subisce un attentato e dopo essere sfuggito ai suoi attentatori grazie ad un Jarvis dei poveri installato sulla sua macchina che presumibilmente Tony Stark gli ha regalato per il compleanno, Nick Fury fa la conoscenza di Adam Kanon del soldato d'inverno.

Sfuggito al suo attentatore, Nick fury chiede aiuto a Steve Rogers, alla quale dice che lo S.h.i.e.l.d è compromesso e che da lì in avanti avrebbe dovuto combattere senza potersi fidare di nessuno.

"Prova a dire cosa, avanti ti sfido!"

PARERE

"Captain america the Winter Soldier" parte alla grande, offrendo una trama che all'inizio appare estremamente intrigante legata al concetto di fiducia, ma che mano a mano sfora sempre più nel banale.
I dialoghi cartoneschi e le battutine di serie b messe apposta per far ridere le famiglie, pubblico alla quale "The Winter Soldier", strizza l'occhio buono, non aiutano a fare immedesimare lo spettatore in quella che poteva essere un occasione d'oro per offrire una trama matura, il che è un vero peccato visto che il film, tra le altre cose, inserisce diversi elementi inerenti alla guerra fredda, quali i concetti di fiducia e di deterrenza , la difficile patnership tra la vedova(una russa) e il capitano(l'americano per eccellenza), e infine il soldato d'inverno, il quale appare come un personaggio intrigante, privo tuttavia di quella personalità che avrebbe fatto la differenza.

E poi c'è lei, Black widow, interpretata da Scarlett Johansson, che dialoghi di serie C a parte, rappresenta una visione sublime, nonché una consolazione alla bruttura di molte scene di film.



IN CONCLUSIONE...

"Captain america the Winter Soldier" è una pellicola che svolge il compitino di dare un sequel a "Captain america", ma che costituisce una visione tutt'altro che imperdibile, e con questo non dico che sia brutto, ma che sia tutt'altro che un capolavoro (la qualità delle pellicole di Nolan e Snyder purtroppo, non la vediamo nemmeno col binocolo).
Oltre a questo, alcune trovate davvero stupide, come quella della scansione retinica di Nick Fury (chi vedrà capirà) imbruttiscono il prodotto finale ponendo il film mezzo passo indietro rispetto il capostipite.

VOTO

6,5



martedì 11 marzo 2014

300 L'ALBA DI UN IMPERO - RECENSIONE

"300 a suo tempo scagliò così tante frecce da oscurare il sole."
"Combatteremo alla sua ombra allora"


Sullivan Stapleton:Temistocle

Eva Green:Artemisia

Rodrigo Santoro:Re Serse

Regia:Noam Murro

Sceneggiatura:Zack Snyder

Soggetto:Frank Miller


TRAMA:





Il film inizia con una battaglia tra le truppe di Athene e quelle di Re Dario in cui la regia fa un ampio sfoggio delle tecniche di slow motion, giusto per ricordare anche allo spettatore meno attendo, che c'è Snyder dietro al film, questa volta come produttore.

...Al comando delle truppe di Athene troviamo Temistocle, che pone fine alla battaglia scagliando una freccia al petto di Re Dario costringendo le sue flotte alla fuga.

Assistiamo quindi alla disperazione del figlio Serse, che al tempo poteva far sfoggio di una folta chioma, mentre ascolta le ultime parole del padre, che lo esorta a lasciar perdere i Greci.

Accanto a Serse trova posto Artemisia, consigliera e comandante delle truppe reali, che dopo la morte di Re Dario spinge Serse in una spirale di follia, per inseguire la vendetta contro i greci, dando vita ad una piccola incoerenza, visto che nel capostipite, Serse prima di combattere gli spartani, cercherà fino all'ultimo di accordarsi con essi, per ragioni puramente politiche.



Assistiamo quindi ad una transizione che tramite un non ben spiegato processo,  porterà Serse a subire un cambiamento fisico, che lo porterà ad avere l'aspetto che tutti conosciamo.


Sono faiga e sono cattiva.



"300 rise of an empire", in Italia "300 L'alba di un impero"è il seguito meno riuscito di quella pietra miliare di "300", capolavoro, tratto dall'omonima graphic novel di Frank Miller.

Snyder ci riprova sette anni dopo con questa nuova pellicola, lasciando però la macchina da presa a Noam Murro.

Ma la domanda che devono essersi posti gli sceneggiatori deve essere stata:

Come facciamo un seguito su un film di spartani senza spartani?

Ma con gli Ateinesi, ovvio!



Quegli stessi Ateinesi sbeffeggiati dalla regina Gorgo e da Leonida, che nel corso di "300" non aveva esitato a definire "effeminati"e addirittura"pedofili"nella graphic novel.
 - ma spero che il traduttore si sia preso una licenza poetica in quel caso -.

Ne "L'alba di un impero"codesti figuri, rivestono il ruolo di protagonisti, spostando il campo di battaglia sulle acque del mar Egeo.
 Inutile dire che la sensazione che si prova è quella di assistere ad un film con"Spartani di serie b", e scusatemi per il francesismo, ma non saprei come altro definirli.

Al comando delle truppe di Athene troviamo Temistocle, soldato entrato nella leggenda per l'uccisione di Re Dario, Padre di Serse.

E poi c'è lei, Artemisia, sexy e malvagia, non che abbia nulla in contrario contro le dark lady, tuttavia siparietti sexy a parte, c'è qualcosa nel suo personaggio che non mi ha convinto appieno, in parte perché i suoi dialoghi e la recitazione di Eva Green, non esaltano, e in parte per via del fatto che nonostante venga elogiata la sua intelligenza e le sue capacità da stratega, nel film commette errori di strategia talmente evidenti, che la sua flotta finisce fin troppo facilmente per essere vittima dei dozzinali protagonisti del film.

Non mancano ovviamente situazioni in cui questa ambigua e poco convincente figura, uccide quelli che dovrebbero essere suoi fidatissimi sottoposti, giusto per dare la colpa dei suoi fallimenti a qualcuno, perpetuando quindi quello che a conti fatto è lo stereotipo del cattivo da fumetto.

Negoziamo.
Ma non finisce qui, potevano forse mancare le scene di sesso a riempire il vuoto della NOIA generata dal film?
Lungi dal provare dispiacere dai siparietti alla Tinto Bras, tuttavia c'è modo e modo di condurre certe scene, sopratutto in un film d'azione con tinte drammatiche, e quanto visto in "L'alba di un impero" non ha potuto non riportarmi alla mente la scena osè presente in Dark Shadows, con la differenza che il film di Tim Burton era una commedia e che i gemiti in certi contesti servono solo a fare ridere lo spettatore.


Delusione anche per il protagonista, Temistocle, che non riesce a portare degnamente le scarpe di Leonida.
Poco convincente nell'aspetto quanto nella recitazione e dialoghi, Temistocle, è il comandante delle flotte navali di Athena, figura che come già accennato prima, non rappresenta nemmeno l'ombra di quel Leonida artefice della battaglia delle termopoli.
"300 L'alba di un nuovo impero"esce con le ossa rotte dal confronto con 300, e non c'è un singolo aspetto(regia a parte)che riesca a tenere il passo con il predecessore.


Avete presente la scena iniziale di 300 in cui viene narrata l'agelaia di Leonida e il suo confronto con la bestia?
Ne "l'alba di un nuovo impero"non troverete nulla che possa rivaleggiare la bellezza di quella scena, punta di un iceberg basato sulla mediocrità.









Insomma, la direzione artistica di questo sciagurato sequel non mi ha convinto molto, come non mi ha convinto vedere la regina Gorgo andare a combattere in abito da sera e tacchi alti, in mezzo al mare.. per poi assistere al FINALE DEL FILM, avvenuto proprio nel mezzo di una battaglia, troncata sul più bello dai titoli di coda, cosa che, inutile dirlo, non può far altro che lasciare lo spettatore una sensazione di "WTF?!", nonché il desiderio di rivedere indietro i soldi del biglietto.


...




"Mi hai portato via millemila navi in un solo giorno, ma io ne tante tante, quindi chissene."
Nel film viene elogiata la sua intelligenza.


GIUDIZIO FINALE



Pessima recitazione, dialoghi che confronto al capolavoro del 2007 impallidiscono, protagonisti poco carismatici, un Eva Green che tette a parte, ha poco da offrire e tanti, tantissimi tempi morti.

La cosa ironica è che sebbene fossi consapevole che bissare il capolavoro da cui tutto ha avuto inizio, fosse un impresa difficile, la cosa non mi ha creato problemi mentre mi dirigevo al botteghino, poiché da Spartacus ai tanti, tantissimi film che negli anni hanno preso ispirazione da 300, avrei digerito volentieri anche un seguito che non fosse stato necessariamente un capolavoro.. e invece gli sceneggiatori sono stati capaci di annoiarmi.

"300 L'alba di un nuovo impero" rappresenta la quintessenza su come NON si realizza un seguito.

VOTO PERSONALE:5 




domenica 9 marzo 2014

DREDD



ANNO 2012

REGIA:PETE TRAVIS

CAST:

KARL URBAN:GIUDICE DREDD

OLIVIA THIRLBY:GIUDICE ANDRESON

LENA HEADEY:MADELINE MADRIGAL


Mettiamo una cosa in chiaro: sono praticamente cresciuto con la pellicola di Stallone, quel "Dredd la legge sono io" film cult degli anni 90 che ancora oggi me lo fa rizzare, ragione per la quale mi sono avvicinato a questa produzione del 2012 con la dovuta cautela... Tuttavia quello che mi sono trovato davanti è un prodotto particolare, violento, grezzo e sporco e che sicuramente sarebbe sbagliato considerare come un reboot del film di Sly, per molte cose, ma anche per il fatto che, ultimo ma non ultimo, la direzione artistica della pellicola di Pete Davis è brutalmente più vicina al comics di quanto ai tempi non lo fu quella di Stallone.

Aveva le scarpe col rialzo ma non lo si poteva non amare


TRAMA:

Le vicende di Dredd si svolgono in un non precisato futuro in cui gran parte del territorio statunitense è diventata una landa radioattiva, cosa che costringe le persone a vivere in un unico agglomerato, ossia Mega city, una megalopoli popolata da 800 milioni di persone.

All'interno di queste città/stato il crimine dilaga, unico baluardo di giustizia sono i "giudici" agenti di polizia dotati della facoltà di poter fare da giudice, giuria e boia.
Il protagonista del film è Dredd, interpretato da Karl Urban.
Nel film non lo vedrete mai togliersi il casco e per trovare foto del protagonista sarete costretti a cercarle su Google(cosa da fare a vostro rischio e pericolo).

Tutto inizia quando a Dredd viene assegnata una recluta, l'agente Andreson, interpretata da Olivia Thirlby, una giovane donna, che sebbene non sia riuscita a superare tutti i test dell'accademia è stata presa in considerazione per via dei suoi poteri di telepate.

In missione in uno degli edifici più pericolosi del mondo senza casco, non sia mai che si rovini l'acconciatura.


Dalla parte opposta della matassa abbiamo Madeline Madrigual, detta"Ma Ma", interpretata da Lena Haedey, una violenta narcotrafficante che si è insediata all'interno di un mega edificio, ergendosi al vertice di quello che a conti fatti è un vero e proprio ghetto.


La chirichetta

Le vicende che porteranno Dredd e Andreson, sulle strada di "mama" inizieranno quando i due risponderanno ad una chiamata per triplice omicidio avvenuto a "Peach tree city block".

GIUDIZIO:

Dredd è sporco, cattivo e violento.
Karl Urban ha una voce rauca e rozza che lo rende adattissimo al ruolo da lui interpretato.
Pete Travis con un modesto budget di 45 milioni di dollari è riuscito a realizzare un prodotto a suo modo atipico.
Nel film le ambientazioni viste sono poche, e gran parte degli avvenimenti si svolgono all'interno di "Peach tree city block", il che conferisce alla pellicola un piacevolissimo retrogusto di prodotto di nicchia.

A mio avviso Dredd è una vera e propria sorpresa, nonché una piacevolissima boccata d'aria all'interno di un mercato sempre più mainstream.
Unica nota dolente, il film non è stato distribuito in italia, quindi chi vorrà potrà goderselo unicamente in lingua originale, tuttavia l'eccellente doppiaggio inglese varrà la pena di compiere lo sforzo per godersi Dredd.



Valutazione personale:8,8

martedì 11 febbraio 2014

ROBOCOP - NO SPOILER -


Lo ammetto, sono andato al cinema in parte prevenuto, un po' perché i trailer lasciavano intendere che questo sarebbe stato un remake annacquato con poco sangue e tanti effetti speciali e un po' perché eguagliare l'originale del 87' non era facile.

Poi però ti rendi conto che nome a parte, il Robocop di Padiha prende una direzione tutta sua, rispetto l'originale di Verhoeven al punto tale che sarebbe ingiusto scrivere una recensione basandosi tra i parallelismi, tant'è che le due pellicole sono diverse pressapoco come lo sono il Batman di Michael Keaton e quello di Christin Bale.

Voglio essere chiaro, la pellicola di Padiha non è assolutamente un capolavoro e difficilmente i bambini che lo vedranno al cinema oggi, tra vent'anni conserveranno il ricordo di un film cult, tuttavia Robocop non mi ha fatto rimpiangere i soldi del biglietto e passati i primi venti placidi minuti, il film scorre piacevolmente fino ai titoli di coda.

TRAMA

Il film si apre con un comunicato stampa in cui viene mostrata l'efficienza dei robot della Omicorp in medio oriente.
Facciamo quindi conoscenza di Patrick"Pat" Nova, interpretato da Samuel Jackson, un giornalista che ha come scopo quello di fare propaganda alla Omnicorp, enfatizzando gli aspetti positivi dei robot e minimizzando gli aspetti negativi.



Viene mostrato quindi un servizio ambientato presumibilmente in medio oriente, dove i robot della Omicorp fanno mostra della loro efficienza, mostrando tuttavia anche la totale mancanza di emozioni, limite che ha spinto la maggioranza degli americani a diffidare dall'accettare delle macchine sul suolo statunitense.


In seguito a molti tentativi respinti di convincere la maggioranza conservatrice del senato Americano a fare operare i suoi robot sul territorio statunitense, il capo della Omicorp decide di creare un cyborg, metà uomo, metà macchina, avvalorandosi del lavoro di un ricercatore celebre per la sua ricerca sulle protesi robotiche, il dottor Norton, uomo che in passato si era sempre rifiutato di predisporre il suo lavoro per favorire la creazioni di armi da guerra.

Vengono vagliati numerosi possibili candidati, ma nessuno sembra convincere il dottor Norton per via del fatto che per sopportare lo stress di diventare un cyborg, occorre un particolare profilo psicologico dotato di un carattere sufficientemente equilibrato.

Passiamo quindi ad Alex Murphy, poliziotto di Detroit felicemente sposato, che in seguito alle indagini condotte su un boss della malavita locale, Antoine Vallon, viene coinvolto nello scoppio di un autobomba.

Alex si ritrova quindi in condizioni critiche, privato di diversi arti, con ustioni sull'80% del corpo, cieco da un occhio e sordo, condizioni che spingono la moglie ad accettare che il dottor Norton innesti i resti di Alex in una protesi totale che di fatto lo renderebbe un cyborg.



Passano così tre mesi, e assistiamo al risveglio di Alex in quella che sarà la sua nuova vita, se così la si può definire.


Come accennato poco più su, non vi farò degli spoiler, tuttavia sebbene nel film ci sia poco sangue, non manca qualche scena cruda.

Il film scorre piacevolmente per tutti i suoi 121 minuti, a differenza dell'originale, nel rebot del 2014 non troverete "cattivi"assoluti come accadeva nel film di Verhoeven, bensì figure lievemente più complesse.
Da questo punto di vista spicca Jack Lewis capo della Omnicorp, interpretato da Michaeal Keaton.

GIUDIZIO FINALE

Robocop non è una pietra miliare del cinema, non verrà ricordato come un cult, ma è un film che a tratti sa come tenere lo spettatore incollato alla poltrona.

VOTO:6,8





sabato 8 febbraio 2014

Outlast - Recensione no spoiler


SVILUPPATORE:RED BARELLES

GENERE:HORROR

DATA DI USCITA MICROSOFT WINDOWS:4 OTTOBRE 2013

DATA DI USCITA PLAYSTATION 4:5 FEBBRAIO 2014


Inizio con una breve premessa, io AMO il genere dei survival horror, o meglio li amavo quando Capcom e Konami facevano a gara per chi fosse capace far salire le palpitazioni dei giocatori.Anche Square ci provò nel 99' e amalgamando il genere Jrpg a quello dei survival horror, diede vita a quel capolavoro di Parassite eve 2, che ad oggi è anche uno dei miei giochi preferiti.

C'è solo un particolare, per quanto apprezzi le atmosfere, musiche e personaggi legati ai vari brand horror, non sono mai riuscito a provare paura di fronte ai vari  Nemesis o Piramid head di turno.

...Giusto un filo di tensione generato dal primo Silent hill e qualche salto dalla sedia con Resident evil 2, tra l'altro avvenuto sempre nello stesso punto, (maledette braccia zombie che spuntavano dalle assi di legno!!).

Tutto questo era fino a ieri.




Il gioco trattato in questa recensione è Outlast, piccola perla nata dalla fatica di otto persone, uscito per Pc il 4 Settembre 2013 e disponibile per Playstation 4 dal 5 Febbraio 2014, disponibile gratuitamente per tutti gli abbonati Playstation Plus.

La storia di Outlast è piuttosto avida di dettagli, vestiremo i panni di Miller Upshur, giornalista che dopo aver letto una mail che parlava di strani avvenuti nel manicomio di Mount Massive, armato della sua telecamera, deciderà di indagare sui presunti fatti accaduti nel manicomio.

Dimenticatevi dei supersoldati protagonisti del giochi tradizionali, Il protagonista di Outlast è un uomo comune e di fronte ai pericoli le uniche opzioni concesse al giocatore saranno la fuga fino al nascondiglio più vicino, il tutto mentre si sentirà il respiro affannato di Miller, nonché i grugniti dell'antagonista di turno.


Come dicevo all'inizio, unica alleata di Miller sarà la sua fotocamera che oltre a documentare gli orrori che avvengono all'interno del manicomio, gli servirà a vedere nelle zone buie, grazie alla visione notturna, opzione attivabile schiacciando la levetta destra del pad, possibilità che tuttavia va utilizzata con parsimonia per non rimanere senza batterie, presenti sempre in numero estremamente esiguo.

A dire il vero nella mia sessione non mi è mai capitato di rimanere senza, ma vi assicuro che l'ansia generata dalla paura di rimanere senza pile, è un elemento che tende a generare ansia e inquietudine.



In un certo senso Outlast è quanto più di vicino possa essere ad un simulatore di vittima in quanto la scarsa attitudine al combattimento di Miles vi farà sentire impotenti di fronte ai nemici.

Outlast è un prodotto unico e mai prima d'ora mi era capitato di provare disagio di fronte ad un videogioco.

Per certi versi la cosa che si avvicina maggiormente ad Outlast è Martyrs, film horror francese del 2008 che decide di prendere una strada tutta sua rispetto i film hollywoodiani e che divenne un film cult, diventato famoso grazie al passaparola tra appassionati.

Outlast per certi versi segue una filosofia molto simile al film di Pascal Laugier, e va a braccetto col terrore psicologico che inevitabilmente accompagnerà il giocatore fino agli agognati titoli di coda.


IN CONCLUSIONE

Red Barells ha fato vita ad un prodotto atipico facendo centro nel suo intento.
Outlast è un gioco che sconsiglio ai deboli di cuore, tutti gli altri dovrebbero provarlo almeno una volta.